25-02-2018
Agricoltura, il settore primario: ma per chi?
Intervista a un produttore ortofrutticolo casertano.
Sempre più spesso le aziende puntano a differenziare la propria gamma di prodotti, sia per andare incontro alle richieste di mercato che per non rischiare di perdere un`intera stagione in caso di problemi legati al clima o all`andamento commerciale di uno specifico prodotto. Tutto ciò ha guidato la scelta dell`Azienda Agricola Marco Granata (Falciano del Massico, Caserta), socia APOC dal 1 gennaio 2015, che nasce con una specializzazione in frutta estiva (pesche, nettarine, susine e albicocche con produzione dalla fine di maggio a metà ottobre); da diversi anni l`azienda ha inserito nella gamma anche alcuni ortaggi coltivati in serra e in campo aperto. "Il 62% della nostra produzione è rappresentato da orticole in serra. Referenza principale, da metà febbraio a metà giugno, i piselli prima in coltura protetta e poi in campo aperto, destinati esclusivamente al mercato del fresco. Il nostro programma orticolo prevede anche peperoni in coltura protetta da giugno a dicembre, fagiolini Bobby in serra e campo aperto per tutto l`anno tranne ad agosto, pomodori sotto serra da metà agosto a fine ottobre" racconta a FreshPlaza l`amministratore unico Marco Granata. Per quanto riguarda la frutta, oltre alle drupacee, la gamma è stata ampliata con pomacee e kiwi. "Questi ultimi rappresentano una delle scelte compiute più recentemente dall`azienda, con nuove piantagioni che entreranno in produzione tra un paio di anni". Ma Granata tiene a sottolineare che la diversificazione è anche dettata dai problemi in frutticoltura registrati negli ultimi anni nell`area del Mediterraneo, in primis Italia e Spagna. "La provincia di Caserta, dove abbiamo la sede, è notoriamente la prima provincia italiana per superficie dedicata a pesche. Coltivare drupacee è sempre stato nella nostra natura - spiega Granata - ma per colpa di un disciplinare sempre più rigido e di un clima che definire insolito è un eufemismo, da dieci anni a questa parte abbiamo optato per un ampliamento delle tipologie ortofrutticole". L`Azienda Agricola Marco Granata conta 150 ettari totali di estensione e un magazzino di 1.000 mq. dotato di tutte le attrezzature necessarie per una buona lavorazione dei prodotti. "Dalla campagna il prodotto entra direttamente in magazzino, viene stoccato in cella, refrigerato, lavorato e inviato alla clientela. Il processo, dalla raccolta alla commercializzazione, è gestito interamente da noi". Dopo un inverno mite e con temperature più elevate della media stagionale, ma anche più umido rispetto al precedente, fa paura il ritorno del freddo annunciato, specie per le colture in pieno campo. "In casi sporadici, per alcune varietà di albicocche, ad esempio, siamo addirittura in fase di caduta petali, al momento. Una gelata proprio adesso significherebbe gravi danni". "All`estero siamo presenti in Germania, Francia, Polonia tramite agenzie italiane d`intermediazione, ma abbiamo anche rapporti diretti con clienti tedeschi. In Italia, serviamo buona parte dei mercati del Veneto e della Lombardia, siamo presenti in Piemonte e Toscana e arriviamo, nei mesi estivi, in Calabria e Sicilia". "Le speranze vertono sul tono positivo per il 2018. Ma tengo a precisare il fatto che le nostre produzioni italiane subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi vicini, che hanno costi e condizioni pedoclimatiche molto più favorevoli, nonché disciplinari meno rigidi dei nostri. Una concorrenza sleale a 360 gradi, quindi. E dalla classe politica che dovrebbe gestirci ci sentiamo abbandonati". "Il settore agricolo è anche definito primario. Ma primario per chi?" si chiede Granata. "Sempre più spesso il nostro prodotto resta in campagna non perché sia in surplus ma per l`ingresso incondizionato di merci estere. I mercati italiani risultano saturi, ma non per via delle nostre produzioni. Non è una situazione che si riesce a sostenere: siamo pronti a offrire un prodotto sano, genuino e che rispetti tutte le regole ma non è possibile che si rinneghi il diritto alle aziende di sopravvivere". "Per trovare una facile collocazione sul mercato, il nostro prodotto deve difettare in termini di volumi disponibili. Questo però non è fare impresa; è riempire i gap. Se per sopravvivere e vendere la mia merce - aggiunge Granata - devo sperare che altri miei colleghi, italiani o esteri, subiscano delle calamità naturali e delle perdite, io non ci sto". Da Fresh Plaza