12-03-2015
Le regole non scritte del buon comportamento di social media marketing.
Non sono scritte da nessuna parte, ma ci sono. Le regole di buon comportamento sui social media, che quasi tutti acquisiscono intuitivamente con la pratica, sono dettate innanzi tutto dal buon senso e spesso sono le piattaforme e gli utenti stessi a penalizzare chi non rispetta le norme base dell’etichetta social. E a maggior ragione quando i social si usano per fare marketing, mettendo quindi in mezzo il nome e la reputazione dell’azienda, conviene essere consapevoli di cosa è opportuno fare e cosa no. Le regole del bon ton sui social media non sono assolute e possono variare a seconda dei mercati, delle sensibilità, dei target. A raccogliere quelle maggiormente condivise – dopo avere setacciato il web alla ricerca di statistiche e pareri di influencer e professionisti – è Kevan Lee sul blog di Buffer. Riproponiamo quelle relative ai 3 social più diffusi. Regole generali di etichetta per il social media marketing. Intervallare i post durante la giornata. Anche se si dedica ai post e alle condivisioni un momento specifico della giornata è consigliabile intervallare le pubblicazioni programmandole o utilizzando apposite piattaforme di gestione social. I post “sparati” a ripetizione sono una delle prime ragioni per cui fan e follower abbandonano le pagine brand. Rispettare la regola dell’80/20. È la regola d’oro del social media marketing: l’80% dei contenuti postati o condivisi deve essere informativo o di intrattenimento e il 20% può essere esplicitamente promozionale. Dosare gli hashtag. Non infarcire i post di hashtag. Il dibattito su quanti è lecito usarne è sempre aperto, ma la voce del web indica che in genere 3 sono la giusta dose per ogni post. Ogni social e ogni community ha però le proprie regole, e le statistiche indicano che su Twitter 2 hashtag sono sufficienti, su Facebook possono invece avere un riscontro negativo e su Instagram si può arrivare a 11 per il massimo engagement. Prima di scegliere la strategia conviene testare varie modalità. Utilizzare la prima persona plurale. Quando si parla per conto dell’azienda è più opportuno usare il “noi”. L’”io” è da riservare ai post in cui si parla solo per se stessi. Rispondere prontamente ai commenti. Il 53% di chi twitta a un’azienda si aspetta una risposta entro 60 minuti. In particolare su Twitter, ma anche sugli altri social, è buona norma rispondere in un lasso di tempo breve. Le regole di etichetta su Facebook. Non fare like ai propri stessi post. Fare like ai propri post significa farli apparire due volte nel newsfeed della pagina brand: una quando si pubblica e una quando si clicca like. Sconsigliato. Il messaggio che si trasmette non è poi dei migliori, troppo autoreferenziale (o disperato?). Chiedere il permesso prima di taggare. Postare foto di o taggare clienti, partner o dipendenti sulla pagina brand senza prima chiedere loro il permesso può sollevare rilevanti questioni di privacy cui le aziende devono prestare attenzione. Non taggare persone che non sono collegate al post. Poiché le persone taggate ricevono una notifica e vanno a vedere dove sono state taggate, è una tecnica utilizzata per dare maggiore visibilità al post. Funziona, ma ciò non ne fa una norma di buon comportamento. Non chiedere like, commenti o condivisioni. I post che lo fanno sono penalizzati da Facebook, che mostra a meno utenti i post con testi autopromozionali. Le regole di etichetta su Linkedin. Personalizzare le richieste di connessione. Soprattutto se non si conosce personalmente la persona cui si chiede di connettersi, è apprezzato inviare un messaggio personalizzato spiegando perché ci si vuole connettere con quella persona. Non entrare nei gruppi per iniziare subito a vendere. Fa davvero una brutta impressione. Quando si entra in un gruppo professionale, bisogna prima prendere parte alle conversazioni, contribuire con contenuti rilevanti e rispettare le dinamiche del gruppo. Solo dopo si può promuovere la propria attività, con discrezione. Adeguarsi al tono del network. Su un social professionale i toni sono professionali. Adattare i propri post e contenuti al contesto e al target è una regola d’oro per LinkedIn ma anche per tutti gli altri social (e in verità per tutte le attività di marketing). Le regole di etichetta su Twitter. Non inviare messaggi automatici ai nuovi follower. Era pratica diffusa agli inizi di Twitter, ma oggi un messaggio automatico a ogni nuovo follower è percepito come poco autentico e troppo, appunto “automatizzato”. Usare meno di 140 caratteri per tweet. La lunghezza ideale è fra i 70 e 100 caratteri, perché in questo modo si dà la possibilità a chi vuole ritwittarli manualmente di inserire un proprio commento personale. Non infarcire i tweet con parole chiave. I tweet devono essere comprensibili: è bene scriverli come se dovessere essere detti a voce a un collega o un amico, senza quindi abusare nell’uso di parole chiave. Non comprare follower. Sebbene “acquistare” un numero moderato di follower – qualche migliaio o meno, a seconda dell’azienda – porti risultati di crescita e visibilità su Twitter, la pratica è scorretta. Il dibattico etico e deontologico è aperto. Fonte: Event Report